Jun 08

Un pezzo di carta…

Tag: Free softwarem4x @ 11:05 am

Da qualche tempo, grazie a Foresta, ho iniziato una collaborazione con Carta, esattamente per l’inserto Estnord.
Cerco di dare un occhio a tutto quello che concerne diritti digitali, software libero, digital divide.
Il primo pezzo è un’intervista a Paolo "Dido" Didonè, presidente di Assoli e membro del gruppo che ha "liberato" le scuole di lingua italiana della provincia di Bolzano (il progetto Fuss).
Questa è l’intervista, un po’ diversa nella formattazione da quella uscita sul giornale, ma uguale nella sostanza.

Scegliere una piattaforma tecnologica è sempre meno una opzione tecnica e sempre più una considerazione etica e politica. Anche per questo impegno professionale e associativo si fondono in maniera unica nella vita e nei curriculum delle persone che si occupano di informatica libera e open source. Come nel caso di Paolo Didonè, trentenne padovano presidente di Assoli (l’Associazione italiana per il software libero) e consulente informatico di professione: «Ho scoperto il software libero nel 1994 e nel 1998 ho fondato con altre persone una società che ci lavorava. Parallelamente ho scoperto il Pluto, una delle prime associazioni ad occuparsi di informatica libera. Ma l’attività professionale e quella politico-associativa sono sempre rimaste legate: ambienti e persone sono le stesse». A rappresentare questa affinità che in certi ambiti può sembrare impraticabile è il progetto Fuss (Free Upgrade Southtyrol’s Schools), che ha portato tutte le scuole di lingua italiana della provincia di Bolzano a migrarare al sistema operativo GNU/Linux, il più famoso e accessibile sistema operativo open source. Una migrazione che ha coinvolto circa 2500 computer per un costo tra i 300 e i 400 mila euro, comunque inferiore a quello di un anno di licenze per i sistemi operativi commerciali: «Alla base del progetto di migrazione – spiega Didonè – stanno principalmente gli aspetti etici, culturali e politici. È stata fondamentale l’educazione alla legalità: abbiamo diffuso liberamente oltre 20 mila copie del cd live della distribuzione installata nelle scuole, facendo capire che invitavamo le persone ad usare il nostro lavoro, senza chiedere loro dei soldi e senza costringerle a commettere un crimine per avere uno strumento di lavoro che magari non possono permettersi. Il nostro obiettivo è stato anche far capire che non si trattava solo di un cambiamento tecnico, ma di un approccio diverso all’informatica».
A Bolzano questa strada è stata possibile grazie alle condizioni del tutto particolari del sistema scolastico: «Si tratta di un’isola felice. L’autonomia consente una gestione più attenta, con maggiori risorse. Inoltre a Bolzano il software libero non era certo sconosciuto, perchè negli anni si era fatta molta formazione a tutti i livelli. Anche all’interno delle pubbliche amministrazioni erano tante le persone in possesso di elevate competenze. La decisione è stata presa “dall’alto”, ma in una situzione già fertile. Per questo credo che questa rimanga un’esperienza unica». Guardare all’Alto Adige come ad un’isola felice però non cancella le speranze: «In altre situazioni il freno ad un progetto di migrazione del genere – continua Didonè – è dovuto a problemi pratici: numero limitato di computer e di risorse per attuare un piano complessivo. Però penso che sia possibile un passaggio graduale: è semplice fare capire ai dirigenti scolastici che invece di spendere soldi per qualcosa di “poco concreto” come le licenze è meglio spendere per qualcosa di più produttivo, come la formazione».
Lavorare per portare il software libero nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni è un elemento, ma come detto l’impegno a livello politico non è un campo diverso. Come è il caso recente della vittoria di Assoli in un ricorso al Tar contro un bando del ministero del lavoro: «Il ministero aveva lanciato un bando per l’acquisto di software che prevedeva che il committente avesse una certificazione rilasciata da Microsoft. Noi ci siamo opposti come associazione, presentando il ricorso al Tar a fianco di una società, per non incorrere i problemi di “legittimazione attiva”. Invece il Tar dapprima ha riconosciuto il nostro diritto come associazione ad appellarci. In seguito, prima di una seconda sentenza, il ministero ha ritirato il bando. Per noi si è trattata di una vittoria, anche se avremmo voluto che il Tar potesse pronunciarsi nel merito, visto che il nostro ricorso faceva riferimento anche alla Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Ma quello che conta è che è stato riconosciuto il fatto che è giusto usare il software libero, come afferma anche il Codice della pubblica amministrazione digitale, erede della Direttiva Stanca».
L’attività di vigilanza di Assoli nei confronti della pubblica amministrazione in tutte le sue articolazioni continua. Il recente protocollo d’intesa tra Miur e Microsoft ha infatti ridestato l’attenzione, con Assoli che ha voluto prontamente richiamare l’attenzione dei ministri Mussi e Nicolais sulle pagine del programma dell’Unione che riguardano il software libero: «Stando a quanto promesso dall’Unione nel programma di governo 2006–2011 – si legge sul comunicato stampa di Assoli – dovremmo dedurre che i rappresentanti del Governo siano riusciti a convincere i dirigenti della società Microsoft ad investire in tecnologie rilasciate con licenza libera».
La battaglia dunque resta aperta e sicuramente ancora difficile da combattere. Anche perchè la posta in palio è altissima: «L’obiettivo più importante è quello che riguarda la diffusione dei formati aperti – conclude Didonè – Informazione e acqua sono le risorse più importanti per in futuro. Avere il monopolio sui formati in cui le informazioni vengono conservate sarà come avere il monopolio sull’accesso all’acqua. Un’azienda potrebbe impedire l’accesso alle informazioni anche alle pubbliche amministrazioni solo perchè ne ha la possibilità tecnica. Per questo noi cercheremo di vigilare a partire dalle opportunità legislative che già ci sono. Che non sono tante, ma nemmeno poche. Intanto bisogna confrontarsi con la scarsa conoscenza specifica degli amministratori. Sarà importante il lavoro di formazione sul territorio da parte dei Lug, che dovrebbero avere un rapporto più incisivo con le istituzioni.: iniziare un percorso, porsi degli obiettivi, anche parziali, non limitarsi a “giocare con la tecnologia”. Come Assoli stiamo cercando di aprirci a contributi diversi da quelli degli informatici: dobbiamo guardare al di là della tastiera».
I LUG
I Lug (Linux users group) e i Fsug (Free software users group) sono gruppi di utenti di software libero (in particolare del sistema operativo GNU/Linux) che si riuniscono su base territoriale. Esistono sia nelle grande città che nei piccoli centri. Un elenco completo di tutti i Lug e Fsug italiani si può trovare su sito della Italian Linux Society (ILS) http://www.linux.it. Esiste anche un sito di coordinamento dei gruppi veneti: http://veneto.linux.it. Sul sito di ILS sono registrati 193 Lug, di cui 25 presenti a nord est (17 in Veneto, 3 in Trentino Alto Adige, 5 in Friuli Venezia Giulia). Gli associati sono 552 sui 5431 italiani, ma questo dato è da prendere con beneficio d’inventario visto che molti Lug sono gruppi informali o comunque gli asociati sono solo una parte del totale. Nei Lug si possono trovare assistenza e consigli per migrare ad un sistema operativo libero, oltre che informazioni e documentazione sugli aspetti etici del software libero. Il Pluto è uno dei primi progetti italiani di promozione del software libero: http://www.pluto.it Webgrafia Progetto FUSS: http://www.fuss.bz.it/ Assoli: http://www.softwarelibero.it/ Il Codice dell’amministrazione digitale è reperibile nel sito del Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione http://www.cnipa.gov.it

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