Feb 15
Oltre le trenta righe
Il lavoro del giornalista, se non sei Ahmed Rashid, è fatto per lo più di impegni noiosi e banali. Ogni tanto però capita qualche evento o incontro da seguire che, se non stimolante, risulta essere almeno degno di interesse.
La presentazione di Arrivederci amore, ciao di Michele soavi poteva rientrare tra questi. Massimo Carlotto non è forse il mio idolo, ma resta un personaggio interessante e si è rivelato soprattutto capace di dire cose, magari non sconvolgenti, ma nemmeno banali nel classico "raduno" promozionale. Ovviamente in questo caso gli "ordini di scuderia" erano di concentrare l’attenzione del pezzo su Alessio Boni, che sarà anche interprete di un film candidato all’Oscar, ma che non è stato per nulla interessante.
Sono rimaste fuori dalle trenta righe (in realtà erano quaranta, ma così mi suona meglio) un sacco di cose interessanti, o quasi, che ha detto Carlotto più o meno a tutti i giornalisti presenti, compresi quelli che gli hanno fatto domande che forse potevano ancora avere un senso dieci anni fa…
Niente di speciale, ma eccole qui
Il protagonista del film, interpretato appunto da Boni, è questo Giorgio Pellegrini, che da quanto o capito da ex brigatista diventa prima un "vero" criminale e poi si compra una "verginità", diventando però una vera "carogna".
«Giorgio Pellegrini rappresenta un nuiovo tipo di criminale - ha spiegato Carlotto - che si è poi proposto nella realtà. Il suo personaggio rappresenta un po’ di "cuore nero" del Nord Est. Per molti osservatori il Nord Est infatti rappresenta il laboratorio criminale d’Europa, una specie di avanguardia nel mondo della malavita, anche a causa della maniera in cui si è fortemente radicato il crimine straniero». Insomma, non certo una storia che fa uscire dal cinema alleggeriti: «Spesso la letteratura come il cinema sono portati ad essere eccessivamente consolatori, Cosa molto sbagliata, perchè nel mondo in cui viviamo questo rischia di essere solo falso. Il compito del noir è quello di non risultare consolatorio, ma di raccontare il lato oscuro di ogni storia. Oggi proprio per questi motivi il noir italiano sta vivendo un ottimo momento, penso ad esempio anche al film La cura del Gorilla tratto dal romanzo di Sandrone Dazieri». Oltre alla nuova criminalità ritorna nel romanzo l’esperienza della lotta armata: «Quella della lotta armata è una pagina importante per la mia generazione. Una pagina che si è chiusa e che bisogna continuare a ricordare, perchè la memoria è fondamentale. Quello che manca per poter compiere una riflessione complessiva sulla lotta armata è l’atto finale, l’amnistia».
Infine, una domanda da "vero giornalista": il romanzo in cantiere. «A settembre uscirà una biografia romanzata di Beniamino Rossini, un personaggio dell’Alligatore».
pensato e realizzato apposta per i miei due lettori






February 15th, 2006 at 2:33 pm
“Arrivederci amore ciao” è uno dei libri di Carlotto che preferisco.
Tra l’altro, oltre alle indubbie capacità letterarie, l’autore si sta rivelando anche un acuto osservatore della nostra realtà locale, anticipando tendenze (il leghismo più rozzo, l’ascesa di certi telepredicatori) e scandali vari (il traffico legato alla gestione dei rifiuti).
E’ per situazioni come questo che invidio il tuo mestiere. Ma, alla fine, il film merita oppure no?
Andrea, palettaro calv…ados (questa nemmeno il Guerin Sportivo!)
February 15th, 2006 at 4:01 pm
“Ma, alla fine, il film merita oppure no?”
E chi lo sa: appena è in programmazione all’Astra ci andiamo!