Per una volta proviamo a vedere com’era il cinema tanto tempo fa (quando la gente ci andava)…
Al Pedrocchi, venerdì 23, per il jazz di fine anno. Con il Cuc, per una serata di cinema e musica. Cinema muto (Io e la Boxe di Buster Keaton) e musica dal vivo, con il quartetto di Maurizio Camardi (uscito per l’occasione da qualche giallo italico).
In effetti vedere un film con i musicisti è una bella esperienza. Peccato solo che le luci fossero accese, e d conseguenza tutta l’atmosfera, dall’interpretazione dei musicisti al pubblico, che evidentemente era lì in gran parte per un concerto, e non per un film, fossero diverse.
Non la partecipazione e il gusto per la storia, ma un’attenzione quasi religiosa per la performance musicale. Magari anche di alto livello, ma chi era lì per capire come si vedeva il cinema quando il cinema era, magari no appena nato, ma comunque giovnae, non si è trovato contento.
Anche perchè alla Rossini magari si poteva rischiare un concerto acustico. E se il rumore del proiettore sporcava il suono, beh, forse sarebbe stato anche meglio!
Sarà per la prossima volta…
Un bello spot per il mio sistema operativo preferito, GNU/Linux, distribuzione Mandriva!
Sono finalmente tornato in possesso del mio portatile nuovo, così ho potuto rifare tutte le faticose e lunghe operazioni di backup e reinstallazione per poterlo usare con posta e segnalibri usati fin qui. Dal negozio hanno detto che la cassa (che secondo me non andava) era Ok, vedremo..
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Due giorni di sciopero: ci voleva!
Quello che si è notato in questi giorni è che, se non altro, i telegiornali diventano più interessanti: se il sindacato voleva un blocco dell’informazione, ha ottenuto il contrario. Invece di backstage di calendari, gossip sulle veline e i calciatori e servizi sugli animali per una volta i tg italici si dedicano alle notizie, qualche volta perfino di politica.
Comunque su questo sciopero il mio pensiero è un altro, molto semplice, ma che mi è già costato una bella litigata con la dirigenza veneta del sindacato, che si vanta di essere la più attiva in questa vertenza. Secondo loro le proposte economiche degli editori sarebbero accettabili, il nodo della questione resta il lavoro autonomo.
A prescindere dal fatto che su quello che dicono si potrebbe discutere a lungo (quando chi spiega i punti della piattaforma esordisce dicendo: “Quello che vogliamo è diverso da quello che scrivono i giornali” - ma chi ci scrive sui giornali?), il punto è uno.
Un redattore decide se far lavorare un collaboratore, quando farlo lavorare, su cosa, e quanto ricompensarlo.
Mi chiedo: con che coraggio si chiede a me collaboratore di sentirmi rappresentato dal sindacato della mia controparte?
Certo, i redattori hanno un budget, mi si dice. Ma anche un amministratore delegato ha un budget, non è il proprietario dell’azienda e deve rendere conto ai titolari, ma mica è iscritto alla Fiom!