Sep 07
Santiago, che emozione!
Ebbene si’ sono arrivato: dopo sei ore di bici tra pioggia e sole, ho scorto il cartello Santiago. Nessuna freccia gialla, nessun numero ad indicare i chilometri mancanti. Sono arrivato.
Confesso che l’emozione e’ stata forte, un momento bellissimo, rovinato dall’atmosfera della citta’…
Sembra di essere in piazza del Santo il 13 giugno. Saro’ il solito snob, ma per me, che anche se in bicicletta ho comunque valicato i Pirenei con le mie gambe, ho sudato e mangiato polvere, battuto i denti per il freddo e compiuto autentiche acrobazie per rimanere in piedi, entrare a Santiago non puo’ avere lo stesso significato di quello che ha per i turisti. E non solo i gruppi in gita con la parroccchia che arriavno con i pullman, ma anche rispetto a quelli partiti dopo O’Cebreiro, la salita piu’ dura, il momento della verita’ sulla via lattea…
Comunque, negli ultimi giorni ho vissuto i momenti piu’ intensi del viaggio.
A Ponferrada ero partito con il tempo incerto, ma il temporale del pomeriggio non mi aveva creato problemi. il terreno non era ideale, ma sono andato avanti. Quando sono arrivate le rampe del Cebreiro, ho cominciato a soffrire. Sono salito fino a Faba per la caretera, poi doveva esserci un camino per le biciclette. C’erano solo due figli dei fiori in giro, con una tenda che vendeva te’ verde (?) in un paese che fara’ cento abitanti contando anche le mucche (e le mosche). Ovviamente non sapevano nulla. Ho fatto cosi’ poco meno di tre chilometri sul sentiero. Una ragazza mi ha detto che lei non riusciva a farlo solo “con my alma”, figurarsi con la bici. Una comitiva di tedeschi mi ha dato qualche spinta, ma e’ stato solo dopo una malga (ho anche pestato una merda, naturalmente), ho ritrovato la strada. Tra l’alatro in cime c’era anche un distributore di bibite!
Comunque non e’ che dopo mi sia riposato, cvisto che restavano tre chilometri atroci. Comunque alla fine ho trovato Cebrerio. Il paesetto era proprio bello, piccole case in muratura, ma la domenica c’era anche tanta gente. All’albergue era gia’ quasi pieno (erano circa le tre) e ho dovuto dormire per terra. Poco male, non fosse che la doccia era fredda, cosa non piacevole.
Il mattino dopo sono partito appena me lo ha concesso la visibilita’, ma la discesa e’ stata bruttissima. Nebbia e freddo, io ci ho dato di fischietto per farmi notare. Di li’ ho proseguito con obiettivo Portomarin, riuscendo a vedere il solo solo nel primo pomeriggio. Tra i saliscendi galleghi sono arrivato alla meta del giorno, ma anche li’ era pieno. Sei chilometri di salita ed ecco che nell’altro albergue non c’era piu’ posto nemmeno per terra.
Cosi’ mi fermo a Ventas de Noras, un paesucolo dove una signora gestisce un piccolo albergue con tienda por la comida. Per la cifra di otto euro (tanti per la media di questi posti) mi sono potuto riposare per bene e fare una doccia calda!
La mattina dopo pero’ la sorpresa. Alle sette vado a fare colazione, chiedo quando uscira’ il sole, mi risponde che il sole non c’e': si partira’ sotto l’acqua. In attesa di vederci qualcosa arriva un gruppo di italiani. Uno e’ di Padova. Un parrochiano di Andrea Tieto con cui sono andato a vedere una mostra di fumetti al Pedrocchi anni fa…
Comunque, vista la pioggia, decido di fare il piu’ possibile strada, gia’ rischiosa, mentre salgo e scendo e i chilometri diminuiscono. E quando, prima di mezzogiorno, vedo il cartello che dice SANTIAGO 30, decido, si arriva in fondo.
Ed eccomi qua.
Vi faro’ sapere quando torno.
Sono comunque contento che le mie mail non via abbiano annoiato, ma di avere anzi scatenato veri e propri dibattiti:-)
Ed era mia sorella a dovermi venire a prendere, logico!
M4x





